Lo scompartimento per disabili

Agli studenti del Liceo Visconti

Peter è tedesco, viaggia da solo sul treno su cui siamo saliti noi in Svizzera e che è diretto a Milano. Sorride e a tratti ride guardando il giornale che regge in mano davanti a sé e io non resisto dalla voglia di chiedergli perché rida.

“È Balottelli che mi fa ridere”, dice, “quel tirchione!”

Ha detto geizig, avaro, ma lo ha detto con un tono così divertito che ho avvertito subito il superlativo. “Quando esce con una ragazza non vuole mai pagare la cena!” e si fa una bella risata.

Così ci racconta che sta andando a San Siro, lo verranno a prendere alla stazione per accompagnarlo direttamente allo stadio. Poi aggiunge: “Se fossi nato durante la guerra non sarei qui. In Germania tutti quelli come me li hanno fatti fuori”. “Scusa?” “Eliminati. Tutti, anche quelli con la spina bifida. In Germania siamo rarissimi. Per fortuna sono nato dopo la guerra, altrimenti sarei stato eliminato anch’io”.

Fa una breve pausa o una breve pausa si è impressa solo nella mia memoria, perché ricordo di aver sospeso il fiato nel sentire quella parola. Lui continua:

“E quindi di noi non si sapeva quasi niente, non c’era esperienza, in qualche modo si possono anche scusare”. “Ma chi?”“Beh, a scuola”.

Quell’ingenuo di suo padre lo aveva accompagnato il primo giorno di scuola in prima elementare, ma appena il direttore lo aveva visto gli aveva consigliato di riportarlo immediatamente a casa. Era stato perentorio: “Suo figlio non sarà mai in grado di imparare niente!”. Dopo un anno suo padre lo aveva riportato a scuola e davanti al direttore gli aveva fatto leggere a voce alta il giornale da cima a fondo. Lo racconta ridendo mentre poggia sul sedile accanto al suo il quotidiano che leggeva prima, vedo la foto in primo piano di Balottelli con la cresta che gli fa da corona sul capo rasato. Quindi è stato riammesso a scuola, ha studiato e ora è impiegato in un ufficio del comune nella cittadina vicino a Karlsruhe in cui vive, e si occupa di pensioni. Se viene fuori un problema i colleghi si rivolgono direttamente a lui, nel suo ufficio c’è un via vai di gente. Ha uno stipendio come tutti gli altri, vive in un appartamento da solo e va tutti i giorni a lavorare. Purtroppo non ha molto tempo libero, in Germania non fanno tante ferie. “Non siamo in Italia”, dice .

Quando è libero ne approfitta per andare a vedere le partite di calcio. È seduto sul sedile, i piedi non toccano terra, le gambe sono sospese a metà del sedile. La sedia a rotelle chiusa è stata messa davanti all’altro sedile che è stato sollevato, uno zainetto pende dalla spalliera della carrozzella e allo zainetto è appeso un pupazzetto che penzola seguendo gli ondeggiamenti del treno. D’un tratto lo vedo armeggiare con la sedia a rotelle, la riapre e dando un colpo di reni con grande velocità si già accomodato e sta andando alla toilette.

“Mi piace l’Italia”, dice quando ritorna. Andava tutte le estati vicino a Salerno in un hotel in cui ospitavano da anni un gruppo di disabili tedeschi, erano ben organizzati, si riusciva a scendere facilmente in acqua e si mangiava bene. “Quanto si mangia bene in Italia! E non piove così tanto come in Germania”, conclude prima di riprendere il giornale. Dà una manata alle pagine afflosciate per raddrizzarle e ci mostra la fotografia di Balottelli: “Pare che alla sua ragazza non offra niente nemmeno al bar!”

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