Che libro leggi?

Che libro leggi?In questi giorni in cui tante iniziative sono dedicate ai libri e alla lettura si è sentita molto spesso la domanda: «Che libro sta leggendo?»

Mi è difficile rispondere a questa domanda e forse sarebbe meglio se mi chiedessero: «Che libri stai leggendo?». Io sono una di quelle lettrici che leggono più libri contemporaneamente. Ora per esempio ho appena finito di leggere un romanzo di Grazia Deledda, La Giustizia, uscito nel 1899. Sto rileggendo sistematicamente tutta la sua narrativa, che avevo già letto in parte in passato, seguendo un ordine cronologico per un lavoro che sto preparando.

L’anno dopo l’uscita de La Giustizia, nel 1900 Grazia si trasferì a Roma e cominciò a pubblicare sulla Nuova Antologia diretta da Giovanni Cena. Ecco dunque che la mia curiosità mi spinge a indagare anche sulle sue amicizie romane tra cui c’erano appunto Cena e la sua compagna, Rina Faccio, più nota come Sibilla Aleramo, il nome che proprio lui le aveva suggerito. Fu un periodo fecondo per tutti e due per cui come si può non leggere Gli ammonitori del primo e rileggere Una donna di Sibilla, lettura d’obbligo negli anni del femminismo militante e dunque anche mia. Ma lo spirito di ricerca e la curiosità si spingono ancora oltre, verso La santa e la spudorata di Emma Scaramuzza, uscito già da qualche anno, che racconta la profonda amicizia tra due donne molto diverse, Sibilla e Alessandrina Ravizza, la contessa  molto più anziana di lei che dalla Russia si era trasferita a Milano, divenuta molto famosa per la sua attività di filantropa. Era conosciuta come la “contessa del brodo” perché aveva sfamato i poveri della città intervenendo tra pentole e pentoloni in prima persona. Non smise di aiutarli nemmeno quando, non  più abbiente, dovette trasformare la sua casa in una pensione a pagamento.

Mi ha colpito molto  l’immagine di questa donna colta venuta dalla Russia ormai anziana e corpulenta che tenta di curare a Milano i neonati sifilitici contagiati dalle balie.

Le vicende personali della bella e appassionata Sibilla invece mi emozionano meno rispetto al passato, dopo le lotte per i diritti civili, le manifestazioni, le trasgressioni, le provocazioni che hanno segnato gli ultimi decenni. Dopo la rottura con Cena, il suo nuovo compagno, Vincenzo Cardarelli, non riusciva a trattenere la rabbia che gli provocava vedere come Sibilla disperdeva la propria energia tra i tanti corrispondenti  cui apriva il suo cuore, invece di concentrarsi su un’opera. Non aveva il tempo, la volontà di  dedicarsi a un romanzo, come invece con ostinazione faceva Grazia Deledda che, ormai sposata, non sentiva più con tanta urgenza  la necessità di intensi rapporti epistolari per trovare un pretendente. Chiusa nel suo studio a scrivere per almeno due ore tutti i giorni, lasciava che a parlare fossero i suoi personaggi.

Il protagonista della Giustizia è Stefano Arca, un ricco proprietario che ha fatto l’università e che si sente diverso e superiore rispetto ai paesani incolti e superstiziosi da cui è circondato. Suona al pianoforte Wagner, è capace di forti sensazioni a contatto con la natura che gli fanno scoprire un suo sé più profondo, ma alla fina dilapida il proprio talento e la propria forza abbandonandosi al facile e terribile destino della vendetta. Ho scovato quasi per caso un libro, del poeta Robert Bly scritto nel 1993, Giovanni di ferro, che mi ha permesso di  guardare con più attenzione al problema affrontato da Grazia Deledda quasi un secolo prima: la difficoltà di un’identità maschile. Il protagonista maschile  non sa accettare le sensazioni profonde che gli hanno fatto capire che il suo rivale è innocente e che sua sorella, che ne è innamorata, ha diritto all’amore. Non si tratta di fatalità, come i critici della Deledda continuano a ripetere, ma di  incapacità di responsabilità individuale.

 

Insomma ecco la risposta alla domanda iniziale: che libri leggi? Poi per riposare la mente dalla lettura di questi libri, non ho fatto un sudoku, ma mi sono concessa una bella pausa con Vacche amiche di Aldo Busi.

 

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